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Comunicazione
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La mwbqcomunicazione è comunemente definita come il processo attraverso il quale vengono trasmesse mwbginformazioni, mwbwsignificati o mwcacontenuti simbolici tra soggetti, sistemi o organismi. La sua definizione è oggetto di dibattito: alcuni approcci la descrivono come semplice trasmissione di informazione da un mittente a un destinatario attraverso un mwcqcanale, mentre altri la considerano un processo più complesso di costruzione condivisa di significato all’interno di un determinato mwcgcontesto.
Nel corso del tempo sono stati sviluppati diversi modelli della comunicazione per descriverne struttura e dinamiche, distinguendo ad esempio tra modelli lineari, interazionali e transazionali. La comunicazione può avvenire in forma verbale o mwdanon verbale, e può coinvolgere non solo esseri umani ma anche altre specie viventi e sistemi artificiali, come avviene nella mwdqcomunicazione animale, nella comunicazione vegetale o nella mwdgcomunicazione tra computers.
Lo studio sistematico della comunicazione costituisce l’oggetto delle mweascienze della comunicazione (o mweqcommunication studies), ambito interdisciplinare che integra contributi provenienti da discipline quali mweglinguistica, mwewpsicologia, mwfasociologia, mwfqsemiotica e scienze dei media.
Contents
• Animali
• Vegetali
• Note
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Definizioni
La sua definizione è oggetto di dibattito e varia in base agli mwjaapprocci teorici e alle discipline di riferimento. Una formulazione diffusa la descrive come la trasmissione di mwjqinformazioni o mwjgmessaggi da un mittente a un destinatario attraverso un mwjwcanale, secondo un codice condiviso.cite-ref-0-3-0[3]Questa impostazione, spesso associata ai primi modelli lineari della comunicazione, pone l’accento sul trasferimento dell’informazione e sull’efficienza del processo.cite-ref-1-4-0[4]
Altri autori sottolineano tuttavia che la comunicazione non consiste soltanto nel trasferimento di contenuti, ma nella costruzione condivisa di mwmqsignificati tra partecipanti inseriti in un determinato mwmgcontesto. In queste prospettive, talvolta definite interazionali o transazionali, la comunicazione è vista come un processo bidirezionale e relazionale, nel quale il feedback e la situazione comunicativa svolgono un ruolo centrale.cite-ref-0-3-1[3]
Un ulteriore elemento di discussione riguarda l’intenzionalità. Alcune definizioni limitano la comunicazione agli atti compiuti con l’intenzione di influenzare o informare un destinatario, mentre altre includono anche processi nei quali segnali e comportamenti producono effetti informativi indipendentemente da un’intenzione esplicita di comunicare.cite-ref-5[5] Analogamente, si discute se rientrino nella nozione di comunicazione solo le trasmissioni riuscite o anche quelle distorte o fallite.cite-ref-1-4-1[4]
Le definizioni differiscono infine per l’ampiezza del campo di applicazione: alcune circoscrivono il concetto alla mwqqcomunicazione umana, mentre altre lo estendono alla mwqgcomunicazione animale, alla comunicazione vegetale e ai processi di scambio di informazioni tra sistemi artificiali, come nella mwqwcomunicazione tra computer.cite-ref-0-3-2[3]
Modelli della comunicazione
Nel corso del ventesimo secolo sono stati proposti diversi modelli della comunicazione per rappresentare la struttura e le dinamiche del processo comunicativo. Tali modelli differiscono per il modo in cui concepiscono il flusso dell’mwswinformazione, il ruolo dei partecipanti e l’importanza del mwtacontesto, e mettono in evidenza aspetti diversi dello stesso fenomeno.cite-ref-6[6]
I modelli lineari descrivono la comunicazione come un processo unidirezionale nel quale un mittente trasmette un messaggio a un destinatario attraverso un canale. Il modello di comunicazione proposto da mwvgClaude Shannon e divulgato con il contributo di mwvwWarren Weaver descrive la comunicazione come un processo di trasmissione di segnali all’interno di un sistema tecnico, focalizzato sugli aspetti strutturali e quantitativi del trasferimento dell’informazione. Una sorgente di informazione seleziona un mwwamessaggio, che viene convertito da un trasmettitore in un segnale e inviato attraverso un mwwqcanale di comunicazione. Durante la trasmissione, il segnale può essere alterato da una sorgente di disturbo (mwwgmwwwrumore). Un ricevitore riconverte quindi il segnale in messaggio, che giunge alla destinazione. Il modello evidenzia che la comunicazione può essere influenzata da interferenze che producono distorsioni o errori, e concentra l’analisi sulla capacità del sistema di trasmettere segnali in modo efficiente nonostante il rumore. Nella teoria di Shannon, il termine informazione è impiegato in senso tecnico e quantitativo, distinto dal mwxasignificato: messaggi semanticamente diversi possono risultare equivalenti dal punto di vista informativo. L’attenzione è quindi rivolta alla misura dell’informazione, alla capacità del canale e ai processi di codifica e trasmissione, più che agli aspetti semantici o interpretativi.cite-ref-1-4-2[4]
Un altro modello lineare è quello proposto da mwzgHarold Lasswell nel 1948 descrive il processo comunicativo come una sequenza analitica articolata attorno a cinque domande fondamentali: mwzwchi comunica, mwaache cosa viene comunicato, mwaqattraverso quale canale, mwaga chi e mwawcon quale effetto. Questo schema rappresenta uno dei primi tentativi sistematici di scomporre la comunicazione nei suoi elementi costitutivi. Lasswell concepiva il modello come uno strumento utile per l’analisi della comunicazione, in particolare nel contesto dei mezzi di comunicazione di massa e degli studi sugli effetti dei media. La sua impostazione evidenzia il carattere intenzionale dell’atto comunicativo e pone particolare attenzione agli esiti del processo, cioè agli effetti prodotti sul destinatario. Pur non includendo esplicitamente variabili quali il contesto sociale o culturale, lo schema ha avuto ampia diffusione per la sua chiarezza e per la possibilità di applicarlo all’analisi di diversi tipi di messaggi e situazioni comunicative.cite-ref-7[7]
Uno dei primi modelli di comunicazione interazionali è quello associato a Wilbur Schramm; esso rappresenta uno dei primi superamenti degli schemi lineari, introducendo una concezione più dinamica e circolare del processo comunicativo. In questa prospettiva, i partecipanti non sono considerati semplicemente come mittente e destinatario, ma come interpreti che svolgono simultaneamente funzioni di codifica e decodifica. Il messaggio non è visto come un contenuto che viaggia in modo unidirezionale, bensì come parte di un processo continuo in cui i ruoli possono alternarsi e in cui il feedback consente di retroagire sull’interazione. Schramm sottolinea inoltre l’importanza dei “campi di esperienza” dei partecipanti, ovvero l’insieme di conoscenze, riferimenti culturali e vissuti personali che influenzano la comprensione del messaggio. Questo modello circolare ha contribuito allo sviluppo di una visione della comunicazione come processo relazionale e interpretativo, ponendo le basi per approcci che concepiscono la comunicazione non solo come trasmissione, ma anche come costruzione di significato.cite-ref-8[8]
Questi modelli non si escludono reciprocamente, ma rappresentano strumenti analitici che mettono in rilievo dimensioni differenti della comunicazione e sono utilizzati in ambiti disciplinari diversi.
Comunicazione umana
La comunicazione umana riguarda sia l'ambito quotidiano, sia l'ambito mwfalavorativo, mwfqpubblicitario e delle mwfgpubbliche relazioni: in ciascuno di questi ambiti la comunicazione ha diverse finalità.
Comunicazione verbale
La comunicazione verbale riguarda le forme di interazione che impiegano sistemi linguistici convenzionali, ossia parole organizzate secondo regole condivise all’interno di una comunità. In ambito scientifico il termine non è limitato alla comunicazione orale, ma include anche quella scritta e, in alcuni contesti, le mwgglingue dei segni. Essa viene distinta analiticamente dalla mwgwcomunicazione non verbale, pur risultando nella pratica strettamente integrata con essa.cite-ref-9[9]
L’uso del mwiqlinguaggio nei processi comunicativi non si riduce alla corretta applicazione delle regole grammaticali, ma dipende dall’interpretazione condivisa dei mwigsegni e dalla situazione in cui lo scambio avviene. Le parole non possiedono un significato autonomo e immutabile: il senso dei mwiwmessaggi è costruito dagli utenti sulla base delle conoscenze, delle esperienze e dei riferimenti culturali che caratterizzano il mwjacontesto comunicativo.cite-ref-10[10]
La comunicazione verbale svolge anche una funzione relazionale. Attraverso le scelte linguistiche è possibile modulare il grado di formalità, di coinvolgimento e di posizione rispetto all’interlocutore, contribuendo alla definizione del rapporto tra i partecipanti. Le pratiche linguistiche risultano inoltre influenzate da variabili sociali e culturali, che incidono sugli stili comunicativi e sulle modalità interpretative. In determinate circostanze, il linguaggio può essere impiegato in modo strategico o fuorviante, evidenziando come la dimensione verbale non coincida necessariamente con una trasmissione trasparente di informazioni.cite-ref-11[11]
Nella comunicazione effettiva, i messaggi verbali si presentano generalmente insieme a segnali non verbali, che concorrono congiuntamente alla costruzione del mwlwsignificato e alla regolazione dell’interazione.cite-ref-12[12]
Comunicazione non verbale
La mwpacomunicazione non verbale comprende qualsiasi forma di comunicazione diversa dal linguaggio verbale e include segnali corporei, comportamenti, componenti vocali non linguistiche ed elementi contestuali che contribuiscono alla costruzione del significato nell’interazione. Pur essendo logicamente distinta dalla comunicazione verbale, nelle pratiche comunicative le due modalità risultano strettamente integrate e spesso complementari.cite-ref-13[13]
La ricerca in questo ambito evidenzia che i messaggi non verbali svolgono funzioni centrali nei processi comunicativi. Essi interagiscono con i messaggi verbali, contribuendo a definire il mwqgsignificato complessivo dello scambio, partecipano alla gestione delle impressioni e alla formazione delle relazioni interpersonali, strutturano la conversazione regolando turni di parola e segnali di ascolto, e rivestono un ruolo cruciale nell’espressione delle mwqwemozioni. I segnali non verbali possono inoltre essere utilizzati per influenzare gli altri e, in alcuni casi, per mascherare o dissimulare stati interni.cite-ref-14[14]
I canali della comunicazione non verbale sono molteplici. Tra essi rientrano la comunicazione del corpo e dei movimenti (mwsqcinesica), le espressioni facciali, il contatto oculare, l’uso dello spazio interpersonale (mwsgprossemica), il contatto fisico (mwswaptica), gli aspetti mwtaparalinguistici della voce quali tono, ritmo e intensità, nonché il silenzio. Ulteriori dimensioni comprendono l’aspetto esteriore e gli oggetti (abbigliamento, accessori) e l’organizzazione del tempo nell’interazione. Questi canali operano congiuntamente e contribuiscono in modo significativo all’interpretazione delle intenzioni, degli atteggiamenti e degli stati emotivi dei partecipanti.cite-ref-15[15]
La comunicazione non verbale presenta inoltre una marcata componente culturale: modalità di uso dello sguardo, del contatto, dello spazio, del silenzio o del tempo possono variare in modo rilevante tra contesti culturali differenti, influenzando l’interpretazione dei comportamenti e la dinamica delle relazioni.cite-ref-16[16]
Comunicazione interpersonale
mwwqPaul Watzlawick ed i suoi colleghi, nel 1967, hanno introdotto una differenza nello studio della comunicazione umana: ogni processo comunicativo tra esseri umani possiede due dimensioni distinte, il contenuto (ciò che le parole dicono) e la relazione (quello che i parlanti lasciano intendere, sia a livello verbale che non, sulla qualità della relazione che intercorre tra loro).
Nel 1981, lo psicologo Friedemann Schulz von Thun, dell'mwyaUniversità di Amburgo, ha proposto un modello di comunicazione interpersonale che distingue quattro dimensioni diverse, nel cosiddetto "quadrato della comunicazione":
• Contenuto: di che cosa si tratta? (lato blu del quadrato, in alto).
• Relazione: come definisce il rapporto con te, che cosa ti fa capire di pensare di te, colui che parla? (lato giallo, in basso).
• Rivelazione di sé: ogni volta che qualcuno si esprime rivela, consapevolmente o meno, qualcosa di sé (lato verde, a sinistra).
• Appello: che effetti vuole ottenere chi parla? Ciò che il parlante chiede, esplicitamente o implicitamente, alla controparte di fare, dire, pensare, sentire. (lato rosso, a destra).
Queste quattro dimensioni si possono tenere presenti sia nel formulare messaggi che nell'mwzwascolto e nell'interpretazione dei messaggi di altri; in questo secondo caso la "scuola di Amburgo" parla delle "quattro orecchie" (corrispondenti ai "quattro lati del quadrato della comunicazione") su cui ci si può sintonizzare, ad esempio, per riuscire a "prendermela", ad offendermi nell'ascoltare la comunicazione x, dovrò assegnare ad essa significato sintonizzandomi sull'orecchio "giallo", quello che tende a vedere nella comunicazione degli altri il loro soppesarci, il segno cioè di quanto questi ci rispettino.
Questo modello visualizza come si sia sempre liberi di assegnare a qualsiasi comunicazione un significato oppure un altro, evidenziando così il potere di chi ascolta nel contribuire a definire la qualità di un'interazione; con un po' di allenamento è possibile, ad esempio, sintonizzarci sull'orecchio verde, invece che su quello giallo, e chiederci, dentro di noi, di fronte ad una comunicazione che ci pare irritante: "come si sente, la persona che parla, per sentire il bisogno di parlarmi in questo modo?" La comunicazione interpersonale, che coinvolge più persone, è basata su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano vicendevolmente come in un circolo vizioso; essa è suddivisa in:
• Comunicazione verbale, che avviene attraverso l'uso del linguaggio, sia scritto che orale, e che dipende da precise regole sintattiche e grammaticali;
• Comunicazione non verbale, la quale invece avviene senza l'uso delle parole, ma attraverso canali diversificati, quali mimiche facciali, sguardi, gesti, posture;
• Comunicazione para verbale, che riguarda tono, volume e ritmo della voce di chi parla, pause ed altre espressioni sonore (come lo schiarirsi la voce) e non (come il giocherellare con le mani con qualsiasi cosa capiti a tiro).
Comunicazione intrapersonale
La comunicazione intrapersonale (nota anche come autocomunicazione) è la comunicazione con sé stessi o la comunicazione tra sé e sé. Esempi sono il dire a sé stessi "la prossima volta farò meglio" dopo aver commesso un errore o l'immaginare una conversazione con il proprio capo per prepararsi a lasciare il lavoro in anticipo. Spesso viene intesa come uno scambio di messaggi in cui il mittente e il destinatario sono la stessa persona. Alcuni teorici utilizzano una definizione più ampia che va oltre i resoconti basati sui messaggi e si concentra sul ruolo del significato e del dare un senso alle cose. La comunicazione intrapersonale può avvenire da soli o in situazioni sociali. Può essere provocata internamente o avvenire in risposta a cambiamenti dell'ambiente.
Disturbi nella comunicazione umana
Si possono individuare diversi aspetti potenzialmente problematici del processo comunicativo:
• Il processo di comunicazione, pur essendo formalmente cosa separata dal mezzo attraverso il quale avviene, ne è altamente influenzato: se utilizzo il mw3acodice Morse, cercherò di limitare il messaggio allo stretto necessario, se utilizzo una lettera userò un tono tendenzialmente più formale rispetto ad una telefonata. Il mezzo influenza la comunicazione, ciascuno in un modo diverso, e quindi si potranno individuare dei mezzi di comunicazione particolarmente adatti a trattare un certo argomento, ma inadatti ad un altro.
• Non è detto che il gran numero di singoli messaggi, verbali e non verbali, emessi in un dato momento, siano sempre congruenti tra loro. Posso dire due cose diverse con le parole e con i gesti (ad esempio dire al mio rivale in amore "lieto di conoscerti" con un'espressione del volto assai contrariata).
• Non è detto che l'interpretazione del contesto all'interno del quale avviene lo scambio comunicativo sia sempre identica o congruente. Nell'aula di una scuola, il docente potrà pensare di avere uno stile partecipativo e "democratico", mentre lo studente potrà sentirsi parte di una relazione asimmetrica e autoritaria.
La comunicazione quindi non sempre "funziona"; ciò è confermato in situazioni particolari dell'esperienza quotidiana, come i mw4aconflitti interpersonali, o anche quando sono in gioco mw4qpatologie mentali per cui la comunicazione diventa particolarmente difficile e può produrre ulteriore disagio.
La comunicazione può essere disturbata da un "rumore", cioè qualunque fattore, sia fisico che psicologico, che interrompa o ostacoli il processo. I possibili tipi di rumore che si possono presentare sono:
• Esterno, cioè i fattori esterni al ricevente (come il rumore del treno che passa);
• Fisiologico, cioè i fattori biologici che interferiscono con una ricezione accurata (come una malattia o la perdita temporanea dell'udito):
• Psicologico, cioè le forze, interne a chi comunica, che interferiscono con l'abilità di esprimere o recepire un messaggio (come una preoccupazione);
• Culturale, cioè quando la cultura dell'emittente è differente da quella del ricevente (come un messaggio in italiano inviato ad un francofono).
Per ovviare al problema del rumore si hanno due possibili vie da seguire:
• la ridondanza, cioè quando l'emittente rende più comprensibile il messaggio ripetendolo in modo più chiaro o accompagnandolo con gesti ed espressioni facciali;
• il mw7afeedback, cioè quando il ricevente restituisce l'informazione al mittente, che così può verificarla, chiedendo chiarimenti.
Rumore, ridondanza e feedback rendono la comunicazione "dinamica".
Comunicazione visiva
La comunicazione visiva è la trasmissione di un messaggio tramite un'immagine (e perciò è chiamata a volte comunicazione iconica, dal greco eikon, "immagine"), che rappresenta in maniera metaforica la realtà[1]. La comunicazione per immagini permette di raggiungere il massimo effetto comunicativo nel più breve tempo possibile, grazie al suo forte potere di richiamo, alla sua spesso immediata comprensibilità e alla facilità di memorizzazione. Può avvenire attraverso diversi strumenti quali la fotografia, la grafica, la pittura, la scrittura e i video.
Comunicazione nelle scienze economiche
Per "comunicazione", in senso economico, si intende uno degli elementi fondamentali del mw8wmarketing mix. La comunicazione è uno degli aspetti fondamentali del marketing, ed è il mezzo attraverso il quale passano tutte le informazioni. Per "comunicazione", in senso professionale, si intende il vasto complesso di attività mw9alavorative che spaziano dal mw9qgiornalismo, all'editoria elettronica, alla mw9wcomunicazione d'impresa e al mw-amarketing, passando per la mw-qcinematografia e altro ancora. È inoltre possibile adoperare la comunicazione esterna, tra gli altri scopi, per far conoscere i servizi e i progetti dell'ente, facilitare l'accesso ai servizi, conoscere e rilevare i bisogni dell'utenza, migliorare l'efficacia e l'efficienza dei servizi, favorire i processi di sviluppo sociale, economico e culturale, accelerare la modernizzazione di apparati e servizi e svolgere azioni di sensibilizzazione e mw-gpolicy making.
Comunicazione esterna
Si intende come "comunicazione esterna" quel tipo di comunicazione che l'impresa adotta verso il suo pubblico attraverso azioni di comunicazione di massa. Essa contribuisce a costruire la percezione della qualità del servizio e costituisce un canale permanente di ascolto e verifica del livello di soddisfazione del cliente/utente, tale da consentire all'organizzazione di adeguare di volta in volta il servizio offerto. Nel marketing esistono tre strategie di comunicazione esterna che l'impresa può utilizzare:
• mw-wPush: Vengono predisposte le condizioni affinché siano gli intermediari a suggerire il mwaqaprodotto al consumatore.
• mwaqiPull: In questo caso, è il cliente che viene spinto all'acquisto del prodotto.
• mwaqqMista (o mwaquTwin): L'impresa investe equamente tra cliente finale e distribuzione, per la vendita del prodotto.
Comunicazione interna
La comunicazione interna è adottata dall'impresa per gestire il flusso di informazioni al suo interno. La comunicazione interna si pone come complementare e funzionale alla comunicazione esterna, dalla quale si differenzia perché veicolo principale per condividere qualsiasi tipo di messaggio, sia informativo che funzionale, da parte del pubblico interno all'ente.
Principalmente si distinguono 3 categorie:
• mwaqsTop-down: il flusso avviene dall'alto al basso, quindi dal mwaqwboard management ai dipendenti, e può riguardare comunicazioni di massa o destinate a una singola persona o a un gruppo/settore particolare;
• mwaq4Bottom-up: il flusso parte dal basso, quindi sono i dipendenti che trasmettono informazioni/richieste/reclami/report verso il top management;
• A rete: è il tipo di flusso che il nuovo marketing cerca di impiantare nelle imprese, dove le informazioni vengono scambiate "alla pari" tra il management, la direzione e i dipendenti, rendendo il processo comunicativo molto più snello e semplice.
Le tre modalità hanno la particolarità di essere tutte bi-direzionali ma solo l'ultima riscuote una certa modernità poiché spinta ad eliminare una gerarchizzazione tra i membri di un ente e quindi inutili formalismi. L'efficacia della comunicazione interna dipende strettamente dalla qualità e quantità dei messaggi trasmessi e dal mezzo che si sceglie per veicolarli.
Comunicazione in altre specie
Animali
Così come nella comunicazione umana si utilizza generalmente il senso della vista e dell'udito per ricevere il messaggio, in quanto sono questi i sensi più sviluppati nell'uomo, ciascun animale utilizza i propri sensi a tale scopo, prediligendo quelli maggiormente sviluppati. A differenza dell'uomo, molti animali usano spesso il senso dell'olfatto per comunicare, ad esempio delimitando il proprio territorio con segnali olfattivi.
Esempi di comunicazione animale sono: il canto degli uccelli, lo scodinzolio della coda dei cani, il "fare le fusa dei gatti".
Alcuni animali possono comunicare inoltre in maniera non direttamente percepibile dall'uomo: esempio in tal senso sono la comunicazione dei delfini attraverso ultrasuoni e la comunicazione tra elefanti attraverso infrasuoni.
Vegetali
Il colore e il profumo dei fiori di molte piante è un messaggio che le piante trasmettono visivamente e olfattivamente agli animali impollinatori: colori più vivaci e odori più gradevoli aumentano in questo modo la possibilità che la pianta sia impollinata.
Comunicazione in informatica
Note
cite-note-11. ↑ Giuliano Vigini, mwatcGlossario di biblioteconomia e scienza dell'informazione, Editrice Bibliografica, Milano 1985, p. 38.
cite-note-22. ↑ mwatsTeoria dell'informazione
cite-note-1717. ↑ mwac0(mwac4mwac8EN) mwadamwadeNational Geographic Italia - Come comunicano le piante?, su mwadinationalgeographic.it.
cite-note-1818. ↑ mwady(mwadcmwadgEN) mwadkmwadoSounds emitted by plants under stress are airborne and informative, su mwadscell.com.
Bibliografia
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• mwaeyUmberto Eco, mwaecTrattato di semiotica generale, Bompiani, Milano, 1975. ISBN 88-452-0049-3.
• Franco Lever, Cesare P. Rivoltella, Adriano Zanacchi, mwaeoLa comunicazione. Il dizionario di scienze e tecniche, ERI-LAS-Elledici, Roma 2002. ISBN 88-397-1185-6.
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• Rino Rumiati, Lorella Lotto, mwafsIntroduzione alla psicologia della comunicazione, Il Mulino, Bologna 2007. ISBN 978-88-15-11538-6.
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• Trad. italiana: mwaguParlare insieme, Tea, Milano 1997.
• mwagcPaul Watzlawick, Beavin J.H., Jackson D.D., mwaggPragmatics of Human Communication, W.W. Norton, New York 1967.
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Voci correlate
• mwahaAntroposemiosi
• mwahiComunicazione di massa
• mwahqComunicazione integrata
• mwahyComunicazione non verbale
• mwahgComunicazione non violenta
• mwahoComunicazione pubblica
• mwah4Comunicazione sociale
• mwaiaComunicazione visiva
• mwaiiInformazione
• mwaiyOperatore di comunicazione
• mwaioScienze della comunicazione
• mwai4Telecomunicazioni
• mwajaTeoria della comunicazione
• mwajiOrigine del linguaggio umano
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) George N. Gordon, communication, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwajkComunicare: Un Sapere Fondamentale, su territorioscuola.com. URL consultato il 27 febbraio 2008 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2008). Fonte: TerritorioScuola - mwajoDavide Suraci, 1999.
• mwajwRecensioni testi di comunicazione, su agendacomunicazione.it.
• mwaj4Determinate Date nella Storia delle Tecnologie Culturali, su worldhistorysite.com. URL consultato il 15 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2009).